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Altre visioni »

È da un po’ di tempo che scrivo alcuni articoli e recensioni per qualche rivista on line di cinema. Ho pensato che magari chi legge questo blog poteva essere interessato anche a quanto ho scritto da altre parti. Per questo motivo vi linko il Tumblr in cui inserisco, a mo’ di archivio, tutti i rimandi ai miei articoli. Adesso (se ci riesco) inserisco anche uno script per integrare nelle colonne di questo template gli ultimi aggiornamenti del Tumblr (anzi, se avete applicazioni da suggerire fatelo pure).

Kung Fu Panda »

di Mark Osborne e John Stevenson
Usa 2008
 
L’unica cosa che poteva convincermi a portare il culo al cinema per vedere un cartone animato 3D (per giunta griffato Dreamworks) è ovviamente il kung fu. Le major hollywoodiane cominciano a rendersi conto che da quelle parti in Oriente ci sono più o meno un miliardo e trecentomila potenziali spettatori da sfruttare e la Dreamworks, colta la palla al balzo delle Olimpiadi, si è decisa a realizzare un prodotto globalizzato che strizza l’occhio al made in China. Il Risultato pressoché scontato è l’annacquamento di tutte le influenze (estetiche e culturali) di matrice orientale: riferimenti solo di facciata (che strizzano l’occhio un po’ al New age e un po’ a Kill Bill, praticamente come la pubblicità della Yoga) affogati nella solita trita moraletta american way of life (sii te stesso e ce la farai), cui ormai non riesce a credere più nessuno. I riferimenti di Kung Fu Panda non sono certo Chang Cheh o Liu Chia Liang, come sostiene (inspiegabilmente) Giona Nazzaro su “Film Tv”; piuttosto Karate Kid e Guerre Stellari (difatti il maestro Shifu è una perfetta via di mezzo tra Miyagi-san e Yoda). Le uniche sensazioni “autentiche” le ho percepite in poche sequenze di combattimento. L’addestramento di Po attraverso il cibo ricorda, questo sì, certe funamboliche coreografie di Liu Chia Liang, in cui lo spazio circostante veniva letteralmente plasmato a uso e consumo della lotta marziale. Il duello tra Po e Da Lung è naturalmente debitore delle trovate slapstick dell’intera filmografia di Jackie Chan. E se l’espressività facciale di Po è tutta modellata su quella del doppiatore originale Jack Black (stendiamo invece un velo pietoso sull’adattamento italiano), l’elasticità e il dinamismo del suo fisico ciccioso non possono che avere un unico venerabile padrino: mister Sammo Hung. Ma tutto questo certo non basta a salvare un prodotto per il resto del tutto anonimo e come sempre tecnicamente inferiore all’avversario Pixar (una per tutte, gli abitanti del villaggio sembrano fatti con lo stampino). L’interesse di Kung Fu Panda sta piuttosto nell’avere sancito in maniera esplicita quanto il modello estetico orientalista sia diventato dominante anche in Occidente (e lo diverrà sempre di più nel prossimo futuro). Non posso invece che attendere con ansia quello che dovrebbe essere il primo lungometraggio in CGI realizzato interamente nel Far East: Kung Fu Gecko. Quello sì che sarà autentico kick asss kung fu! 

P.S. Un plauso a Jackie Chan che è riuscito a prendere un cachet di non so quanti milioni per pronunciare solo mezza frase.
 
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