Future Film Festival 2007 – Una conclusione »
Future Film Festival 2007 – IV giorno (20 gennaio 2007) »
Nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi è ufficiale: Luc Besson si è ormai bevuto il cervello. Che il regista parigino si fosse messo in testa di “voler far l’ammeregano” lo si sapeva da sempre, ma ormai l’autore di “Léon” e “Nikita” (bei tempi quelli) importa dal modello Usa soltanto le caratteristiche più scontate e superficiali. Questo “Arthur e il popolo dei Minimei” è una specie di incrocio tra “Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi” e “David Gnomo”, dove un bambino che per recuperare il tesoro del nonno – bisogna pagare i debiti per riscattare la casa, proprio come nei “Goonies” – si catapulta nel mondo di questi Minimoys, una tribù di folletti alta due millimetri che vivono nel giardino di casa, realizzata totalmente in computer graphic. Nessuna delle situazioni, battute, personaggi, riferimenti che popolano ciclicamente il cinema per l’infanzia da, diciamo, vent’anni ci è ovviamente risparmiato.
Che cosa accadrebbe se una normalissima studentessa di liceo, carina ed estroversa, acquisisse improvvisamente la facoltà di balzare indietro nel tempo? Ma naturalmente impiegherebbe il miracoloso potere per le sciocchezzuole più banali e futili, come tornare a mangiare il pudding che le ha spazzolato la sorella, cantare al karaoke con gli amici per dieci ore di fila, o superare brillantemente i compiti in classe. Ma la ragazza scoprirà ben presto che i salti temporali possono nuocere alle persone che la circondano e, tra i primi piccoli problemi di cuore e gli sconquassi confusionali tipici della pubertà, crescerà imparando a dare il giusto valore al tempo.Future Film Festival 2007 – III giorno (19 gennaio 2007) »
Comincia bene, con un’ansiogena sequenza in cui una bomba sta per esplodere in un grande magazzino, che sembra una citazione a metà tra Hitchcock e De Palma (per lo split screen). Ma sfortunatamente le aspettative vengono disattese quasi subito: la tensione cala ben presto, perdendosi del tutto in un intreccio eccessivamente lineare ed elementare, cui la poca credibilità degli eventi dà la mazzata finale.
Il primo lungometraggio d’animazione cinese, dopo essere stato restaurato e presentato nell’ambito della “Storia segreta del cinema asiatico” della 62 Biennale di Venezia, ha conosciuto una seconda giovinezza e un’ampia popolarità anche in Italia. Non potevo quindi esimermi da recuperare questo grande classico, un vero e proprio film “fondativo” per diversi motivi. Realizzato dai fratelli Wan, i primi animatori della Cina e completato con notevoli difficoltà durante l’occupazione giapponese, il lungometraggio è anche il primo di una lunga serie di adattamenti del “Viaggio in Occidente”, antichissimo e celeberrimo racconto della tradizione cinese in cui compare anche il personaggio dello “Scimmiotto” (che si “reincarnerà” anche nel Son Goku di “Dragonball”). Quando si dice “pietra miliare”. Quando si dice “fascino rimasto immutato nel tempo”. Nonostante qualche piccola imperfezione qua e là nelle animazioni, lo sforzo tecnico per l’epoca è davvero notevole e non ha nulla da invidiare alle produzioni Disney dello stesso periodo.
“Princess” nasce da una sfida: riuscire a raccontare attraverso lo strumento dell’animazione temi problematici e delicati come la pornografia, la violenza, gli abusi sui minori. Il regista danese Anders Morgenthaler si affida a un ibrido di tecniche per convogliare le tensioni emotive e donare profondità ai personaggi: animazione bidimensionale che costituisce la quasi totalità del racconto, sequenze animate in 3D per alcune situazioni di forte impatto e filmati con attori in carne e ossa che ricostruiscono il passato dei protagonisti. Future Film Festival 2007 – II giorno (18 gennaio 2007) »
McDull è il maialino più famoso di tutta Hong Kong. Le sue avventure, a metà tra cartone animato e live action, sono un grosso successo locale (l’umorismo è troppo provinciale e giocato sui doppi sensi della lingua cantonese per poter essere esportato), che sta dando vita a una vera e propria saga cinematografica. “McDull, the Alumni” è il terzo capitolo della serie, diretto non più da Toe Yuen, ma da Leung Chun “Samson” Chiu, che ci catapulta nell’asilo di McDull, dove il porcellino e i suoi amici animali vengono educati per divenire i futuri “pilastri della società”. Le sequenze girate dal vivo (con un parterre di camei d’eccezione, che annovera tra gli altri Anthony Wong, Isabella Leong, Nicholas Tse ed Eric Tsang) invece mostrano per contrasto il duro mondo del lavoro che i vecchi alunni, ormai diventati grandi, sono costretti ad affrontare. La brulicante e indaffarata società hongkonghese è descritta in maniera surreale e bonariamente satirica, proprio come la vedrebbe un bambino dell’asilo: tutte le gag sono giocate praticamente solo su cibo, pupù, o pipì (memorabili soprattutto la torrenziale minzione dello scolaretto che inaugura il film, ma anche la trasmissione televisiva incentrata sulla scottante tematica della “cacca a palline”). Davvero strampalato, anche perché qua è la si insinuano momenti decisamente surrealisti (il folle numero musicale dedicato alla verdure grigliate, in cui compare un Christopher Doyle canterino e un uomo travestito da donna che si chiude in una bara color pastello; oppure Antony Wong capitano di vascello che si taglia una chiappa per sfamare i sui passeggeri), o stranamente malinconici (l’uomo smemorato perso nella metropoli).
Anche a non saperlo, lo si intuisce subito. “Origin – Spirits of the Past” è il primo lungometraggio d’animazione realizzato dallo studio Gonzo, famoso in Italia soprattutto per la serie televisiva di “Last Exile”. E, in effetti, chi conosce “Last Exile” sa cosa aspettarsi anche dal film di Sugiyama Keiichi, a partire dalla solita commistione tra grafica bidimensionale (ben curata) e tridimensionale (un po’ rozza), che non sempre si amalgamano a dovere. Ma, al di la della cifra estetica, che può essere più o meno apprezzata a seconda dei gusti personali, il problema principale di “Origin” sta in soggetto e sceneggiatura: un pasticcio che mescola (anche qui senza amalgamare) futuri post-apocalittici con druidi delle foreste, supereroi dalla argentea chioma con ingegneria genetica e armi di distruzione di massa. La morale della favola è sempre quella: bisogna che l’Uomo impari a convivere con la Natura, ma “Nausica” lo aveva già detto, e con ben altro spessore e lirismo.
I taiwanesi fanno horror strani. “The Heirloom”, visto alla scorsa edizione del Far East Film Festival, parlava di spiriti allevati cibandosi di feti umani (!). “Silk” parla di un Mulder e una Scully “made in Taiwan”, che per conto del governo fanno esperimenti sull’anti-gravità. A questo scopo riescono a catturare il fantasma di un bambino che uccide chiunque lo guardi negli occhi e si collega alle anime delle vittime tramite un fil di seta (!!!). Mano a mano che si va avanti “Silk” diventa sempre più sconclusionato (la scena in cui lo spettro compare nella zuppa…) e si ibrida con generi differenti (dalla fantascienza, al poliziesco, al melodramma). Il divertimento per le trovate non manca, la paura un po’ sì. Future Film Festival 2007 – I giorno (17 gennaio 2007) »
Stando a quanto recita il programma ufficiale (“anticipazioni in anteprima mondiale del film dedicato alla famiglia più celebre della televisione”) a qualcuno (tipo me) poteva venire in mente che sarebbero stati proiettati alcuni spezzoni in anteprima del lungometraggio d’animazione più atteso della prossima stagione (sugli schermi italiani dal 22 settembre 2007). Invece no, e la cosa puzza un tantino di sola. Di materiale propriamente finito si vedono solo i due trailer ufficiali, quelli che ormai conosce il Globo intero. Ci sono solo milioni di interviste al team della produzione, alcune delle quali interessanti (ad esempio quelle riguardanti un’innovativa tecnica di realizzazione dei bozzetti, che consiste nel disegnare direttamente sullo schermo con una speciale penna), molte altre ripetitive. Il film si avvale di un impiego massiccio della computer graphic per dare una profondità quasi tridimensionale ai personaggi, creare le ombre e le sfumature di colore e per realizzare alcuni effetti speciali. Durante l’incontro sono state diffuse solo informazioni tecniche: non si sa nulla della sceneggiatura (che a quanto pare è ancora suscettibile di revisioni e cambiamenti), del resto è abbastanza comprensibile che la Fox tenga ancora tutto sotto chiave. Capirete quindi che sul finire la conversazione incominciava a diventare noiosetta (l’animatrice italiana Silvia Pompei ha intrattenuto il pubblico per più di due ore). Per fortuna è arrivato il Tonino Accolla nazionale che, gigioneggiando come e forse più delle star che doppia di solito, è salito sul palco a cincischiare, portandosi pure appresso l’amico Alessandro Bergonzoni.
Io sono un essere gelido e senza cuore che odia i cartoni in 3D con protagonisti animali antropomorfi. E allora che ci sono venuto a fare alla proiezione di “Barnyard”? Bhé, innanzi tutto era il film della serata inaugurale del Festival (strana scelta: non è che si tratti propriamente di un titolone di richiamo, l’anno scorso, per dire, ci siamo gustati “Wallace & Gromit e la maledizione del coniglio mannaro”). E poi perché il cartone è scritto e diretto da Steve Oederkek, di cui io sono l’unico fansss italiano. O almeno lo ero fino a ieri. Perché “Barnyard” fa veramente venire il latte alle ginocchia (perdonate la freddura, visto che si parla di bovini): il character design sa di già visto; l’animazione tridimensionale è molto grezza se paragonata alle meraviglie di Pixar, Dreamworks, o anche Blu Sky, si è riso pochissimo (non solo io, che sono senza cuore, ma tutto il pubblico presente in sala) e infine la morale di fondo è estremamente convenzionale e, a parer mio, anche un tantino reazionaria. Il padre-vacca Ben (ma non dovrebbe essere un toro?) è un leader tutto testosterone e taurina che vuole costruire recinti-preventivi contro le minacce terroristiche di alcuni coyotes, arrogandosi il diritto di difendere tutta gli animali che ritiene più deboli. Il figlio-bove Otis abbandonerà il fancazzeggio casinaro seguendo l’orma paterna solcata dalle responsabilità. Ecco come si educano i nuovi pargoli nell’era del bushismo… Lo sapevate che… »
- Nel caso non siate ancora soddisfatti -ingordi!- esiste anche un aggregator stile wikipedia con tutti i voti dei singoli cinebloggers?
- Io sono l’unico essere vivente sulla Terra a eccitarsi per questa notizia e ad andarne per giunta fiero?
- Dal 17 al 21 gennaio si svolgerà a Bologna il Future Film Festival 2007. Qualunque festival che esibisce come titolo di punta "Arthur e il popolo dei Minimei" non può che suscitare in me qualche dubbio in merito alla sua effettiva credibilità. Eppure rimango fiducioso, foss’anche solo per il reparto animazione giapponese che, tra uno Shinichi Watanabe e un Masaaki Yuasa, tra un Makoto Tetsuka e un Mamoru Hosoda, qualcosa di buono dovrà pure sfornare. In ogni caso dovrei come al solito assolvere al mio dovere di cronaca non retribuita (eccetto i primi due giorni, causa esami).
- Il tema musicale di "Alta Tensione" di Mel Brooks è un plagio di "Romagna Mia"?
- Ho sviluppato una compulsione per i link? Beccatevi pure questo, che mi fa ridere da cinque giorni ininterrottamente.
Per conoscere questo blog e chi è l'autore vai nella pagina Info.
5