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Lo spot più bello del mondo »

Murda ha linkato lo show più bello del mondo. Io non sono da meno e vi presento lo spot più bello del mondo. Proprio il più bello, non si ammettono repliche.

Per scaricarlo in vari formati.
(via AF)

Apologia di Maccio Capatonda »

Maccio Capatonda è un genio. Un genio assoluto. Possibile che nessuno si sia ancora accorto di questo lisergico folletto dell’etere che semina lo scompiglio zampettando di rete in rete – dai vari Mai dire… a All Music Show –, ma anche e soprattutto per la Rete, e destabilizza format a colpi di grottesco e di surreale?
Forse la genialità di Capatonda (al secolo Marcello Macchia) sta proprio in questa capacità di agire non visto e non riconosciuto, di colpire inatteso quasi a livello subliminale, di mettere in discussione tutte le logiche del teleschermo in una frazione di secondo. Facile liquidare i corti della Shortcut Productions come semplici cretinerie senza capo né coda, prese in giro goliardiche e magari anche un po’ volgarotte, scempiaggini improvvisate con pochezza di mezzi. Ma, a ben guardare, è solo un modo di attaccare la televisione dall’interno, di rubarne i linguaggi e i cliché per fare satira televisiva nel senso più puro del termine. Si tratta, cioè, di portare allo scoperto la totale assurdità sia del mondo mediatico che di quello reale, ormai costruito a sua immagine e somiglianza.
L’intuizione di Capatonda è di non lavorare tanto sui testi, direbbero i semiologi, quanto soprattutto sui peritesti e sugli epitesti. Brutte parole per dire che gli oggetti privilegiati delle sue sconclusionate parodie non sono tanto le unità canoniche del linguaggio cinematografico e televisivo, ovvero i film e i programmi tv, ma piuttosto il contesto mediale che li circonda. Si va da altisonanti quanto sgrammaticati trailer che pubblicizzano assurdi lungometraggi dai deliranti titoli e dal cast improponibile (il più cult è certamente La Febbra), a pubblicità nonsense (su tutte quelle dei fascicoli delle fantomatiche “edizioni del Bradipo”), da surreali televendite (gli scombiccherati attrezzi ginnici di Jim Massew e le prodezze del cartomante Mirkos), a fintissimi filmati amatoriali sulla falsariga di Real Tv.
Capatonda si muove così tra gli interstizi del palinsesto televisivo e tra le cellule cerebrali dello spettatore, imbastendo una vera e propria “guerriglia comunicativa”, anche se di tipo donchisciottesco e brancaleonesco e quindi spogliato di qualsivoglia connotato ideologico.
Tutto questo con una conoscenza e una padronanza del linguaggio cine-televisivo non da poco. Si veda per esempio la soap-parodia Intralci. In dieci minuti di Intralci c’è dentro tutto, ma proprio tutto, l’immaginario “telenovelistico” di sempre, spremuto fino all’ultima goccia e concentrato fino al massimo della saturazione: colpi di scena improbabili, rivelazioni sconvolgenti, morti e resurrezioni improvvise, lussi ingiustificati, trasformazioni identitarie. Ma, appunto, niente che non sia già inscritto nel suo modello originario: è semplicemente portata a galla l’essenza narrativa della soap.
La forza di Capatonda sta nella brevità. La sua è un’estetica del frammento al tempo di youtube, perfettamente adattata alle tecnologie digitali e alle nuove modalità di fruizione. Sketch brevi, brevissimi, addirittura istantanei (come i fulminanti corti di Mario Bruciapelo) il cui habitat naturale, più che la televisione, sembra essere il pc, l’Ipod o il videofonino. Non stupisce quindi che le creazioni della Shortcut (che si possono visionare gratuitamente sul loro sito) siano oggetti di culto soprattutto tra giovani e giovanissimi. 
Potrei scrivere facilmente un saggio di centocinquanta pagine su Maccio e su tutto l’entourage che lo circonda, spingendomi fino a ravvisare nella loro produzione tracce di surrealismo, dadaismo, decostruzionismo linguistico, ma credo sia meglio fermarsi qui. Sì, forse ho esagerato, ma volevo solo gridare al mondo che Maccio Capatonda è un genio.