« Cerimonia di apertura dei XXIX Giochi olimpici
di Zhang Yimou
Pechino, 08/08/08
Zhang Yimou assurge ormai a status di maestro canonizzato dell’intellighenzia di regime, anche se per fortuna non realizza una cerimonia di propaganda in stile maoista, almeno nelle apparenze. In effetti, le spettacolari e vorticose coreografie di massa e lo stile pittorico e a tratti visionario non possono che rimandare alle “Otto opere modello” della Rivoluzione culturale, nonostante si sia cercato di cancellare durante la cerimonia anche il più piccolo riferimento alla Repubblica Popolare.
Semmai Zhang non fa altro che confermare la propria vocazione spettacolare, sontuosa e funambolica, intrapresa con la trilogia dei wuxiapian (Hero, La foresta dei pugnali volanti, La città proibita), riproponendo anche in questo spettacolo temi e spunti iconografici a lui cari. A cominciare dall’esortazione all’unità (prima di una Nazione e dei diversi popoli che la compongono, poi del mondo intero) come attitudine indispensabile per raggiungere l’armonia, che stava anche al centro delle riflessioni di Hero. Sempre al primo film della trilogia wuxia rimanda l’insistenza alla scrittura cinese, metafora raffinata delle “tracce” culturali e storiche di un intero popolo, testimonianze fisiche che si tramandano nei secoli (il disegno, creato con il corpo dei danzatori, che attraversa tutti i momenti della cerimonia). Ecco, Zhang tenta un viaggio alla scoperta dello “specifico culturale” cinese (obiettivo che peraltro lo muoveva sin dalle prime opere, dal teatro delle ombre di Vivere, sino ai riferimenti operistici di Lanterne rosse). E quindi, oltre alla scrittura manuale e a caratteri mobili, anche Confucio, l’Opera di Pechino, la danza delle marionette, la Via della Seta, l’Esercito di terracotta, la Grande muraglia, il Tai Chi, e molto altro ancora. La parte successiva, più retorica e con svolte kitch e populistiche (la colomba, i volti dei bambini di tutto il mondo, la musica pop), compie un balzo dall’interno verso l’esterno. La Cina moderna, globalizzata e occidentalizzata, la Cina della diaspora che letteralmente corre da un capo all’altro del mondo, ma senza abbandonare mai la memoria della propria identità. Su tutto rimangono le leggiadre coreografie aeree, mutuate dai wuxiapian: il tedoforo Li Ning, perfetto erede dei cavalieri volanti, plana sulle pagine di storia per accendere il faro della Nuova Cina. Non a caso è un imprenditore di successo.
Bellissime foto qui.
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4 comments a “Cerimonia di apertura dei XXIX Giochi olimpici”
geniale recensire la cerimonia ^^
Ho trovato molti riferimenti con i precedenti film del Nostro, e non ho saputo resistere ^^;
Ciaoo Rob
L’uso dei bambini mi è sembrato venir dritto dritto da “Non uno di meno”. Nel dettaglio, dalla sequenza del suddetto film in cui si è alle prese con la “meraviglia occidentale” della Coca Cola.
Ahah, non ci avevo pensato!