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« E venne il giorno

di M. Night Shyamalan
con Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo
Usa/India 2008
 

Ha ragione Giona A. Nazzaro su “Film TV”: E venne il giorno è un film fordiano, o per lo meno si riallaccia a quella medesima visione di cinema, autenticamente e profondamente americana, adattandola all’attuale contesto storico post-11 settembre. Tutta la filmografia di M. Night Shyamalan, dice bene Nazzaro, pone al centro del suo studio il rapporto tra spazio e personaggio (il nodo centrale su cui si dibatte la questione dell’identità americana), e neanche questo suo ultimo film si discosta da tale impostazione.
 
Il regista si focalizza su due concetti spaziali opposti, entrambi caratterizzati dalla totale mancanza di vivibilità. Da una parte la completa urbanizzazione che ha eliminato (o almeno così sembra in apparenza) ogni residuo di Natura: emblematica è la sequenza in cui il gruppo di superstiti protagonisti si imbatte in una casa del tutto artificiale, una sorta di modellino in scala naturale, in cui persino il cibo, nonché le piante, sono di plastica. Dall’altra, invece, il rifiuto della civilizzazione e del raggruppamento sociale, esemplificato dall’anziana eremita che vive in ermetico isolamento dal mondo, producendo essa stessa i mezzi per la propria sussistenza e rifiutando ogni comunicazione con l’esterno. La vecchia sociopatica sembra essere un residuo, ancora più estremizzato e radicale, di quel Village di cui già Shyamalan aveva decretato il fallimento.     
 
L’unica soluzione non può che risiedere, dunque, nella via di mezzo: uno spazio sì modificato e addomesticato dall’uomo, ma in cui l’elemento naturale riesca a trovare una propria collocazione autonoma. “La macchina nel giardino”, insomma. O, se si preferisce, la costituzione di un “individualismo addolcito”, aperto a una dimensione sociale, per garantire lo sviluppo e la riproduzione della civiltà. In una parola, la famiglia come nucleo fondativo di una Nazione. Oggi, come ai tempi di John Ford, l’America si fonda sugli stessi miti, e sui medesimi compromessi e contraddizioni.
 
D’altra parte è superfluo aggiungere che Shyamalan non ha lo stile, per non parlare della capacità di racconto e progressione narrativa, non dico di un John Ford, ma nemmeno di uno Steven Spielberg. E, rispetto a un dichiarato modello d’ispirazione come Alfred Hitchcok, recupera l’attenzione per il simbolo e per la critica ai costumi sociali, ma si dimentica completamente di aspetti quali suspense, tensione e sorpresa.
 
Voto:         

8 comments a “E venne il giorno”

  • 7 luglio 2008
    Ale55andra wrote

    Io invece la tensione l’ho provata eccome. Comunque siamo sostanzialmente d’accordo.

  • 7 luglio 2008
    anonimo wrote

    sei stato sin troppo buono. 2 rettangolini e mezzo a me sembra più giusto. Dimenticarsi di aspetti quali suspence, tensione e sorpresa ha di certo il suo peso…

    Peccato, i suoi primi film mi erano piaciuti tanto..

    k5

  • 8 luglio 2008
    anonimo wrote

    Ho dato la sufficienza perché comunque alcune riflessioni mi hanno interessato e alcune (poche) immagini rimangono nella mente.

    Ciaoo Rob

  • 9 luglio 2008
    rudderless wrote

    non sono così avanti da farmi venire in mente Ford, pero’ condivido alla grande, come sempre :)

    un saluto da torino!

  • 10 luglio 2008
    rob81 wrote

    Ma sei Happy when it rains? Grande! Appena ho un secondo di tempo vi leggo e vi linko.

    Ciaoo Rob

  • 10 luglio 2008
    anonimo wrote

    si sono io! grazie della visita ;)

  • 14 luglio 2008
    amosgitai wrote

    Bocciato in pieno!

    E VENNE IL GIORNO

  • 21 luglio 2008
    pupinasuprema wrote

    Io ancora devo vederlo questo…ultimamente sono stanchissima e mi butto su cose lievi e che non implichino particolari attenzioni…non me ne hanno parlato benissìmo, ma mi hanno detto che nonostante tutto a me potrebbe piacere…spero di vederlo quanto prima!