« Gomorra
di Matteo Garrone
con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo
Italia 2008
Matteo Garrone riesce in un vero e proprio miracolo, quello di dare corpo e sostanza cinematografica all’opera-monstre (in tutti i sensi) di Roberto Saviano rimanendo sorprendentemente fedele ai contenuti, ma non prescindendo assolutamente dallo stile di quest’ultima. L’ibridismo tra fiction e documentario del Gomorra romanzesco viene traslato su pellicola ricorrendo a un artificio efficacissimo e geniale. Il Gomorra cinematografico è al tempo stesso puro documentario e raffinato cinema d’autore. La narrazione, che procede a grado zero senza alcun intervento extra-diegetico (rarissimo che in un film tratto da un libro non si ricorra a voci fuori campo esplicative o integrative), ha una struttura certamente neorealista, ma direi di più, quasi alla Verga, cui è accomunata anche dalla stessa visione fondata sull’ineluttabilità. Un processo corale, per cui la storia si sviluppa letteralmente da sola e prende corpo a partire dai personaggi, le cui scelte e azioni, in un fitto ordito di contatti e interscambi, determinano l’intreccio. Eppure, all’interno di questo schema, Garrone trova anche spazio per inserire l’impronta dell’autore-scrittore, la caméra-stylo del grande artista che non rinuncia alla propria cifra, pur piegandosi con deferenza e rispetto quasi morale alla materia trattata. Ed ecco che in certi momenti Gomorra sembra quasi un incubo espressionista, una collezione di oscure maschere che paiono uscite da un delirio di Goya, dove non mancano picchi di puro onirismo (il girotondo di autocarri guidato dai bambini, due ragazzetti in mutande che sparano all’aria in un acquitrino deserto). Insomma il film di Matteo Garrone riesce nel miracolo di incrociare alla perfezione la dimensione del reale e quella dell’incubo, facendoci precipitare in quell’incubo della realtà che viviamo ogni giorno senza quasi accorgercene.
E tutto questo senza rinunciare alla missione civica del testo di Saviano. Gomorra supera il concetto di “banalità del male” per sfociare direttamente in quello di necessità del male. Passare dall’“altra parte” – in questo senso l’espressione in dialetto napoletano è efficacissima – è un meccanismo automatico e naturale, necessario alla stessa sopravvivenza. E nessuno può sfuggire al contagio: spacciatori, prostitute, assassini, sfruttatori; ma anche “colletti bianchi”, ingegneri, industriali, artigiani, semplici ragazzini che portano la spesa. E ancora: italiani, cinesi, africani, rumeni. Napoli, Venezia, la Francia. Perfino Scarlett Johannsson: “tutto si tiene”, come direbbe, non a caso, il Divo di Sorrentino.
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9 comments a “Gomorra”
“Insomma il film di Matteo Garrone riesce nel miracolo di incrociare alla perfezione la dimensione del reale e quella dell’incubo, facendoci precipitare in quell’incubo della realtà che viviamo ogni giorno senza quasi accorgercene. ”
quanto sono d’accordo…
grazie honey
anche la tua riflessione sulla demitizzazione cinematografica mi è piaciuta parecchio.
Ciaoo Rob
è il seguito di “salò”?
O__________o”
ciaoo Rob
Io invece ho apprezzato questa splendida, tristemente reale, frase: “Gomorra supera il concetto di “banalità del male” per sfociare direttamente in quello di necessità del male.”
complimenti per il blog…vi linkiamo sul nostro blog appena nato…veniteci a trovare su: http://cineclubbandeapart.blogspot.com/
ciao, francesco
Grazie
ciaoo rob
va bene l’entusiasmo, ma ricordati che nella faida con sorrentino questo resta sotto… ^^
Per me invece un pelo sopra, pensa un po’ ^__^
Ciaoo Rob